Elegy

2016
With/com Valentina Mandalari
(Ritrovarsi - Festival Internazionale d'Arte Contemporanea. Sciacca (IT), August 2016)

(Ph Valentina Mandalari)

'Elegy', an installation created by Valentina Mandalari and me, in collaboration with Tamar Hayduke, Fateh Ashqar and Luca Pecoraro, presented in Sciacca (Sicily), at Ritrovarsi - International Contemporary Art Festival (26-28 August 2016), curated by Giusi Affronti with the artistic direction of Stefania Giacchino. ‘Elegy’ employs wood fragments from boats, found on the Sicilian coasts, as emblems of the fragility of the vessels on which migrants attempt to cross the Mediterranean. On these wood fragments, marked by rust and salt, verses from the poem ‘Mura’ by Mahmud Darwish, selected by Tamar Hayduke, author and journalist of Syrian origin, were written in Arabic and in Italian. After the Festival, the fragments have been transported with the help of a local fisherman in the Sicilian Channel, and abandoned by the artists in the sea. This action is inspired by a healing practice of popular Islam in which verses of the Qur'an are written on fragments of paper or tablets. These fragments are immersed in cups or glasses, letting the ink melt and mix with water. The resulting liquid is considered to have healing and purifying properties. Similarly Darwish’s verses will be dissolved in the Mediterranean reaching the bodies of those who tragically wrecked in its waters.
Elegy is a memorial tribute to the victims of the restrictive policies of human mobility, that criminalizing freedom of movement, force into illegality million of human beings all over the world. Since 1988 at least 27,382 deaths have been registered in the Mediterranean. It is impossible however to calculate the number of those who have disappeared without leaving a trace or a name, at sea or in the desert.

(The verses from Mahmoud Darwish’s Mural are from the Arabic/Italian edition published by Epochè (2005), curated by Fawzi Al Delmi)

Special thanks to Andrea Kantos, Maria Nadotti, Gaia Amaducci


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'Elegia', installazione ideata con Valentina Mandalari e realizzata in collaborazione con Tamar Hayduke, Fateh Ashqar e Luca Pecoraro, presentata a Sciacca (Sicilia), nell'ambito di Ritrovarsi, Festival Internazionale d'Arte Contemporanea (26-28 Agosto 2016), curatela di Giusi Affronti e direzione artistica di Stefania Giacchino
Elegia utilizza frammenti di legno provenienti da imbarcazioni ritrovate sulle coste siciliane, come emblema della fragilità dei vascelli su cui è tentata la traversata dei migranti nel Mediterraneo. Su questi legni smussati e colorati dal mare, dalla ruggine e dalla salsedine, si leggono versi (in arabo, tradotti poi in italiano) tratti dall’opera “Murale” di Mahmud Darwish, selezionati da Tamar Hayduke, autrice e giornalista di origine Siriana.
Dopo l’esibizione, l’installazione è sta disallestita e trasportata da un motopeschereccio di Sciacca in mare aperto, nel Canale di Sicilia, e abbandonata dagli artisti tra le onde. Quest’azione s’ispira a una pratica di cura dell’Islam popolare, che prevede la scrittura di brani del Corano su frammenti di carta o tavolette, immersi in coppe lasciando poi che l’inchiostro si sciolga e si misceli all’acqua. Il liquido così ottenuto risulta pregno di proprietà purificanti e capace di sanare le malattie. Allo stesso modo i versi di Darwish si discioglieranno nel Mediterraneo raggiungendo i corpi di coloro che sono tragicamente naufragati nelle sue acque.
Elegia si configura come un omaggio funebre alle vittime delle politiche restrittive della mobilità umana, che, criminalizzando la libertà di circolazione, costringe all’illegalità milioni di esseri umani in tutto il Sud del mondo.
Nel Mediterraneo, dal 1988 a oggi, sono stati registrati almeno 27.382 morti. Impossibile, invece, calcolare il numero di coloro che sono scomparsi senza lasciare di sé né traccia né nome, in mare o nel deserto.
(I versi di Murale di Mahmud Darwish sono tratti dall’edizione bilingue arabo/italiana dell’opera pubblicata per i tipi di Epoché (2005) a cura di Fawzi Al Delmi)

Ringraziamenti speciali ad Andrea Kantos, Maria Nadotti, Gaia Amaducci