CRASH

2016
Artists: Lorenzo Bordonaro, Elettra Bordonaro
Sound Artists: VacuaMœnia (Fabio R. Lattuca, Pietro Bonanno)
Video: Andrea Di Gangi
Ph. Andrea Kantos
(Dimora OZ, Palermo (IT), July 2016)

The construction of the 170 buildings of the Pizzo Sella gated community, a few kilometres from Palermo and just over Mondello beach, started in 1978. Those were the years of the so-called sack of Palermo, the age of Democrazia Cristiana, Salvo Lima and Vito Ciancimino. The construction plans were irregularly approved by Palermo municipality herself, and a construction company owned by mafia boss Michele Greco started to work in the area. Even after authorities managed to stop the construction work, only a few of the houses were actually demolished. In 2012 and 2015, a courted ruled that those who bought properties in the area should be allowed to keep their house, because, paradoxically, the trade happened regularly and in good faith, as the municipality herself had licensed the project. Pizzo Sella is today largely abandoned, but a small group of buildings forms a gated community accessible only to residents.

Crash is a project by Lorenzo and Elettra Bordonaro in collaboration with Vacuamoenia and Fare Ala. Crash is part of a larger anthropological and urbanistic research on the processes of segmentation and division within the contemporary city. In the installation, the sound of the steps of the visitors on the fragments of glass collected at Pizzo Sella from broken windows, blurs with the natural soundscape recorded by Vacuamoenia on site.

Palermo, 29 luglio 2016.
Dimora OZ, laboratorio di arti visive, performative e multimediali presenta Crash, un progetto che nasce da un’idea di Lorenzo ed Elettra Bordonaro, in collaborazione con VacuaMœnia.net e Andrea Di Gangi (Fare Ala). L'istallazione é stata realizzata a partire dal contatto con il sito residenziale di Pizzo Sella, un complesso di 170 abitazioni abusive, sulla collina appartenente alla riserva naturalistica di Capo Gallo. Pizzo Sella è l’emblema del “Sacco” edilizio di Palermo: a partire dal 1978, l’amministrazione comunale della giunta Ciancimino diede irregolarmente le prime concessioni edilizie all’impresa di Michele Greco, noto mafioso.
Crash é il risultato di una ricerca antropologica sui processi di segmentazione socio-spaziali nella città contemporanea. Qui la presentazione di frammenti di materiali costruttivi dialoga con il paesaggio sonoro della collina appartenente alla Conca d’Oro, catturato dal fieldrecording di VacuaMœnia, restituendo la tensione tra costruito e natura.
Crash si inserisce all’interno della riflessione di Pizzo Sella Art Village, un progetto di placemaking sul degrado urbanistico.

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Piccole ombre scure s’intravedono sulla collina. Poi ti avvicini e le ombre acquisiscono consistenza, volume, tridimensionalità, ferocia. Cubi, soldati in cemento, simboli di una battaglia persa. Persa contro la mafia, contro l’illegalità, contro l’ingiustizia. Lassù, Pizzo Sella ricorda un campo di battaglia abbandonato, in cui ci si muove come in uno spazio segreto, addentrandosi con cautela in una temporalità sospesa, come sul luogo di una tragedia, di un disastro, di un crimine sanguinario. Si osserva imbarazzati, muti.
I babilonici terrazzamenti, le strade carreggiabili impervie, i terrazzi follemente aggettanti sospesi sul baratro. I frammenti dei vetri delle finestre, il lento sbriciolarsi delle pareti. Cammini quasi con paura in quel territorio così fragile eppure ancora così solido.
I ciuffi del penniseto selvatico e dell’asparago selvatico. Un albero di fichi in un salone mai abitato. Il fischio di una poiana. Il paesaggio interstiziale, vegetale e sonoro, genera una tensione irrisolvibile con gli scheletri di cemento, le finestre infrante, le persiane divelte, i mattoni sgretolati. I nostri passi sui frammenti di vetro.
Il sorgere del terzo paesaggio non rivela tuttavia la capacità della natura di rigenerarsi all’infinito, annullando, sanando o occultando l’attività dell’essere umano. Annuncia invece il carattere irriducibilmente ibrido dell’antropocene futuro. Non c’è riconciliazione possibile, né ritorno allo status quo ante pre-umano. Siamo gettati nel futuro e per sempre responsabili del paesaggio che costruiamo.